Il tema delle dimensioni sta diventando sempre più urgente nel mondo alberghiero, al punto che Confindustria Alberghi propone l’introduzione di una legge che favorisca il consolidamento del mercato, rimanendo però saldamente italiano. Così lo spiega la presidente dell’associazione Elisabetta Fabri: “L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di hotel, ma resta tra i mercati con la più bassa percentuale di penetrazione delle catene, con una prevalenza di strutture indipendenti e a conduzione familiare. È una ricchezza identitaria che va preservata, non ostacolata per evitare il rischio che la frammentazione del settore, unita a passaggi generazionali sempre più complessi, spinga molte imprese familiari a cedere il passo a capitali privi di qualsiasi legame con il territorio, anziché crescere e aggregarsi restando italiane”.
Per questo Confindustria Alberghi torna a sollecitare l’introduzione di una misura contro la frammentazione dimensionale delle imprese del settore: una norma che, attraverso la rivalutazione dei beni strumentali – materiali e immateriali, incluso l’avviamento – consentirebbe alle imprese alberghiere e termali di rafforzare i propri bilanci, attrarre capitali e affrontare i passaggi generazionali attraverso l’aggregazione.
“La leadership internazionale dell’ospitalità italiana – aggiunge Fabri – si costruisce anche dando alle nostre imprese, spesso piccole e familiari, gli strumenti per crescere di dimensione, modernizzare il proprio patrimonio e competere alla pari con i grandi gruppi internazionali, senza perdere ciò che ci rende unici nel mondo. Una norma come quella contro la frammentazione dimensionale andrebbe esattamente in questa direzione: favorire l’aggregazione tra imprese italiane, tutelandone l’anima e l’identità. Solo così potremo continuare ad attrarre capitali internazionali restando protagonisti, e non spettatori, della crescita del nostro settore”.
Fabri fa anche riferimento al fatto che l’Italia è sotto il mirino dei grandi capitali, come evidenzia l’ultima ricerca di Jll: acquisizioni per 370 milioni di euro, di cui 200 milioni legati a progetti di riconversione immobiliare e quasi l’80% degli investitori istituzionali, dei private equity e dei family office pronti a aumentare la propria esposizione sugli hotel italiani nei prossimi 12-24 mesi. “La fiducia dei capitali internazionali è un segnale positivo – conclude la presidente di Confindustria Alberghi – ma la frammentazione del settore e i passaggi generazionali non governati mettono a rischio l’identità italiana dell’ospitalità. Per questo occorre una norma che favorisca l’aggregazione tra imprese”





